Elda, da quando lavora ne I Cesaroni la sua vita è
divisa tra casa e bottega…
«E si, ormai da qualche anno sono rintanata nel mio quartiere e non
mi muovo più da lì. Si gira tutto il giorno e alla fine delle
riprese vedo i miei colleghi che salgono sulle macchine della
produzione per tornare a casa o i ragazzi della troupe che con il
motorino mi chiedono se voglio un passaggio. Ma quale passaggio,
abito a dieci metri! Così m’incammino sconsolata verso casa. Quando
capita che vado a dormire da mia madre o quando dobbiamo girare a
Cinecittà per me è una festa».
Ma per strada non le hanno mai chiesto un autografo?
«Mai, quelli del quartiere no, sono una di loro: “Ma ti pare che mi
faccio firmare un pezzetto di carta da Elda?”, pensano. Forse hanno
anche ragione, hanno quasi paura di offendermi. Siamo cresciuti
insieme, tra il Palladium e la Chiesoletta (Chiesa dei Santi Isidoro
ed Eurosia in Via delle Sette Chiese, ndr). Per fortuna ci sono
anche i “forestieri”, quelli di Ostiense o di altre zone. Loro sì
che mi fanno sentire “importante”».
Per la prima puntata è vero che ha invitato tutti al Roma Club e
ha offerto la pizza?
«È stata una serata bellissima. Gli amici del quartiere e tutti i
colleghi sono venuti in massa per vedere insieme la prima puntata.
Ci siamo divertiti e siamo stati in famiglia. Ero davvero a casa, in
tutti i sensi».
La romanità e la fede romanista sono “caratteristiche”
imprescindibili per far parte de I Cesaroni è così o no?
«Esattamente. La genuinità della nostra lingua e dei nostri modi di
fare è alla base del successo della serie. La simpatia e la battuta
pronta è un’indole direi genetica dei romani e qui, grazie anche
alla tolleranza del regista e dei produttori, abbiamo la possibilità
di improvvisare e scriverci da soli certe battute che, in romano,
sono un po’ più “sporche” rispetto all’italiano ma che risultano
particolarmente incisive e vincenti. Quando ci mettiamo d’impegno
con Claudio Amendola, Max Tortora e Antonello Fassari potremmo
andare a braccio per tutta la puntata».
E la fede giallorossa?
«Essere romanisti è una prerogativa dalla quale nessuno è esente:
non fa neanche il provino chi è laziale o juventino… A parte gli
scherzi, siamo talmente tutti romanisti che quando abbiamo girato a
Trigoria la puntata insieme con l’A.S. Roma eravamo felici come
bambini nonostante il caldo».
È stata la puntata più bella girata in questi due anni?
«Assolutamente sì. Era fine luglio ed è stata la giornata più calda
degli ultimi vent’anni credo, 45 gradi o giù di lì. Di solito dicono
sempre così, ogni anno: caldo record, ma quel giorno era davvero
tropicale, da impazzire. E mentre si boccheggiava per l’afa, ecco
uno ad uno, tutti i nostri eroi: Totti, De Rossi, Aquilani, Mancini,
il mister Spalletti e gli altri. Era bellissimo».
È vero che ha fatto una battuta a Totti un po’ audace?
«Sì, ma non me ne sono resa conto. Il caldo mi aveva dato alla
testa, non sto scherzando. In più l’emozione per essere in mezzo a
tanti idoli, Francesco Totti in testa, un mito vero. Il capitano
della Roma stava scherzando con Amendola e io l’ho chiamato un po’
bruscamente dicendogli più o meno: “A Capità, che devo fa’ copse
dell’altro mondo pe’ famme ’na foto co’ te?”. Totti è rimasto basito
e poi è scoppiato a ridere. Qualche minuto dopo ho ripensato a
quello che avevo detto e mi sono vergognata come una ladra. Sembra
che Totti e Amendola, che nella vita sono amici, ormai si divertano
a sbeffeggiarmi ogni volta che ricordano quell’episodio. E fanno
pure bene».
Ci sarà la terza serie dei Cesaroni?
«Senza ombra di dubbio. Inizieremo a girare il 14 aprile e andremo
avanti per circa otto mesi. La fatica è tanta e lavorativamente non
puoi fare altro, solo qualche posa per il cinema. Il teatro? Sarebbe
impossibile conciliare le due cose. Ma è talmente grande il successo
che l’affetto del pubblico ti ripaga in pieno».